Articoli con tag mare

I segni di un mercoledì.

Dello scorso mercoledì porto ancora i segni addosso.
Un livido sul ginocchio, il caldo sciolto sulla pancia, due punture di zanzara sul braccio destro.
La scia di una brezza timida lungo la schiena bagnata, l’odore del ferro arrugginito nei palmi delle mani, il sapore del doppio malto sulle labbra tumide di afa, il profumo del cocco incastrato tra i capelli e quello del muschio bianco lasciato per strada da chissà chi.
Il fragore delle risate lì dove l’anima si rilassa più rapidamente e il cinguettio di doppi sensi tra i bicchieri e le posate di un tavolo rosso e blu a strapiombo sul mare.
Lo stridore di taluni desideri che forse non combaciano con il resto lungo le gambe e la bramosia di nuovi ricordi da conservare nel cassetto più intimo, tra la lingerie e le magliette colorate.
E poi la voglia di rivederlo prendere vita e muoversi, quel mercoledì, nei medesimi luoghi in cui è nato, ci ha sorriso e poi è morto.

In sottofondo Two weeks – Grizzly Bear

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Memoranda.

Molto spesso ho tanto da dire e altrettanto spesso non ho il tempo per farlo. E così va a finire che perdo attimi da ricordare, profumi da riannusare, suoni da canticchiare in testa. E questa cosa non mi piace affatto.
Questa settimana per esempio il mio cellulare ha deciso di non accendersi più. Dopo vari tentativi sono riuscita a resettarlo ma, così facendo, ho perso tutto. Tutta la mia rubrica, compresi i miei contatti più giovani, tutte le fotografie, tutte le registrazioni audio e soprattutto tutti i messaggi. Centinaia di messaggi che custodivo gelosamente. Centinaia di sms che potevo conservare fiera e tronfia, perchè la memoria del mio splendido smartphone – di cui eviterò di fare pubblicità occulta – è pressocchè infinita. Centinaia di sms sperduti in uno strano black hole di cui ignoro tutt’oggi la ragione e soprattutto la sua utilità .
Questo episodio mi ha fatto riflettere. Ho perso l’abitudine di appuntarmi tutto sulla mia fedele Smemoranda che acquisto, puntualmente, ogni settembre. E con essa ho perso tanti pezzettini di vita. Che rabbia.
Ora so perfettamente che, scrivendo su una pagina materialmente inesistente come questa, in una pratica molto elementare, non cambierà nulla, ma se non altro proverò a fissare tutto ciò che vorrò ricordare. Del resto anche quando preparavo i miei esami all’università io non ho mai ripetuto ad alta voce. Non mi serviva a niente. Io scrivevo, scrivevo, scrivevo. La cantina è strapiena di quadernoni di appunti. Ma in questo modo non sono mai stata bocciata ad un esame. Neanche ad uno. Scrivere mi aiuta a memorizzare e a ricordare meglio. E’ l’esercizio che reputo più utile ed efficace in assoluto. E per questo motivo i miei alunni – credo – mi odino. Non fanno che scrivere.
Pertanto, da questo momento in poi, appunterò tutto, fosse anche in maniera asettica e cotenutisticamente scollegata. Farò una specie di resoconto settimanale. Una lista di cose fatte più che da fare. Per non dimenticare. Per ricordare quando il mio cervello, per qualche strano motivo, verrà brutalmente resettato.
Ho comprato i miei nuovi occhiali da vista, inaspettatamente color arancione e non viola.
Ho parlato in radio, semiavverando un piccolo sogno nel cassetto. Tutto merito del mio amico Corrado. Mi ha intervistato ed abbiamo parlato di archeologia. Del museo archeologico di Bari, dell’edificio stile Ikea rinvenuto nei pressi di Potenza, della settimana della cultura. E’ stato bellissimo. E vorrei riviverlo. Ogni giovedì, di ogni settimana della mia vita.
Ho assistito alla presentazione di un corso di fotografia al quale mi iscriverò senza dubbio.
Ho provato rabbia nei confronti della scuola di oggi.
Ho mangiato la frittata di zucchine che mi prepara mia suocera. E mi sono leccata i baffi come se fosse la prima volta che la assaporavo. Come la prima volta che l’ho assaporata.
Ho riascoltato la colonna sonora del mio film preferito. E chi mi conosce bene sa perfettamente qual è.
Ho sentito il primo caldo della stagione.
Ho mangiato il secondo gelato della stagione: cocco, bacio e doppia panna.
Sono stata a Polignano. E’ sempre più bella.
Ho visto il viso di mia sorella di nuovo sereno.
Ho letto tutte le scritte d’amore sui muri della scuola vicino casa. Ed ho sorriso.
Ho parlato di matrimonio con il mio compagno. Ma pare ancora troppo presto.
Ho pensato almeno una volta al giorno alle persone che amo di più.
Ho desiderato un bagno nel mare di Campomarino.
Ho visto La Sconosciuta di Tornatore. E mi è bruciato lo stomaco.
Ho sentito nostalgia della trowel e della mia amata Egnazia.
Ho perso un sacco di tempo al pc.
Sono stata in palestra solo una volta. E questo non va bene.
Ho deciso di fare una piccola dieta. Per recuperare i giorni persi in palestra.
Ho baciato il mio uomo, mia sorella, i miei genitori e Otto.
E come sempre mi sono emozionata. Per tanti motivi. Nel bene e nel male.

In sottofondo Le Valse d’Amelie – Yann Tiersen

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Metti una domenica di primavera…

La domenica non mi piace.
Lo ribadisco.
Mi mette ansia, è vorace e spietata.
Oggi è domenica.
Ed è il primo giorno di  primavera.
Il sapore mi sembra diverso, e l’ansia mi sembra più diluita.
Stamattina mi sono svegliata persino di buon ora.
L’aria fuori è tiepida e luminosa.
Il lungomare è affollato di gente che passeggia, che corre, che si bacia, che porta a spasso il proprio cane, che respira serena.
Il mare è leggermente crespo, ha un profumo intenso, invadente.
Le auto camminano piano, senza fretta.
Il baretto sulla spiaggia è più movimentato.
Stranamente è domenica.
Ed è bello.

In sottofondo The Chauffeur – Duran Duran

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