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La mia terza maturità (?).

Questo blog parla chiaro. Ormai non ho più un minuto per me. Per guardarmi dentro, per analizzarmi, per parlarmi un po’, per raccontarmi quello che di nuovo accade.
Questa mattina nel pullman ci riflettevo sù.
Non scrivo più, non leggo, più, fotografo poco e mi informo ancor meno.
I giorni si consumano beffardi ed io consumo i miei giorni per la gloria di gente passiva, ansiosa e incapace di recitare il proprio ruolo in questa farsa che è la loro vita. Gente che non sa insegnare, che non sa gestire i propri compiti, che non sa fare il genitore, che non è in grado di affrontare la maturità senza coniugare con ossessiva ripetitività il verbo “COPIARE”. Gente che non sa usare un banale programma di videoscrittura, che non sa tradurre dal greco antico, che passa il tempo a postare inutili frasi sgrammaticate su Facebook, che non vuole fare i compiti in classe di italiano, che lascia scappare il figlio e poi lo viene a cercare da te. In un tranquillo pomeriggio di pioggia.
Non ho il tempo necessario neanche a fare il cambio di stagione. Io.
Non ho tempo per una passeggiata, una chiacchiera con la mia più cara amica, per cercarmi un lavoro meno precario, per mandare curricula, per andare al cinema, per iniziare quel romanzo che alberga in me da anni. Io.
E’ un anno che va avanti così, ma gli ultimi mesi sono stati di gran lunga i più terribili.
Forzatamente e fortunatamente sono riuscita a ritagliarmi un’ora al giorno, ogni giorno, per andare in palestra o al corso di fotografia. Per non uccidere totalmente il mio amor proprio, per non troncare una relazione che ormai vacilla da tempo, quella con me stessa.
L’ora in cui picchio forte contro il sacco per rinvigorire le braccia, per prosciugare la pancia, per addrizzare la schiena.
L’ora in cui scendo nel mio sottomondo per aprire gli occhi, per imparare a guardare dove gli altri non vedono, per fissare l’attimo che fugge.
Ma un’ora non basta. Un’ora, paragonata ad una vita, non basta.
Questa mattina nel pullman ci riflettevo sù.
Devo riprendere il controllo del mio tempo, renderlo meno permeabile a queste inutili infiltrazioni che mi succhiano le ore, i giorni, i mesi.
Di tutto il resto, d’ora in poi, mi importerà poco.
Deve importarmi poco.
Del resto, la maturità l’ho presa già da un pezzo. Io.

In sottofondo Fragile tension – Depeche Mode

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