Articoli con tag primavera

Memoranda.

Molto spesso ho tanto da dire e altrettanto spesso non ho il tempo per farlo. E così va a finire che perdo attimi da ricordare, profumi da riannusare, suoni da canticchiare in testa. E questa cosa non mi piace affatto.
Questa settimana per esempio il mio cellulare ha deciso di non accendersi più. Dopo vari tentativi sono riuscita a resettarlo ma, così facendo, ho perso tutto. Tutta la mia rubrica, compresi i miei contatti più giovani, tutte le fotografie, tutte le registrazioni audio e soprattutto tutti i messaggi. Centinaia di messaggi che custodivo gelosamente. Centinaia di sms che potevo conservare fiera e tronfia, perchè la memoria del mio splendido smartphone – di cui eviterò di fare pubblicità occulta – è pressocchè infinita. Centinaia di sms sperduti in uno strano black hole di cui ignoro tutt’oggi la ragione e soprattutto la sua utilità .
Questo episodio mi ha fatto riflettere. Ho perso l’abitudine di appuntarmi tutto sulla mia fedele Smemoranda che acquisto, puntualmente, ogni settembre. E con essa ho perso tanti pezzettini di vita. Che rabbia.
Ora so perfettamente che, scrivendo su una pagina materialmente inesistente come questa, in una pratica molto elementare, non cambierà nulla, ma se non altro proverò a fissare tutto ciò che vorrò ricordare. Del resto anche quando preparavo i miei esami all’università io non ho mai ripetuto ad alta voce. Non mi serviva a niente. Io scrivevo, scrivevo, scrivevo. La cantina è strapiena di quadernoni di appunti. Ma in questo modo non sono mai stata bocciata ad un esame. Neanche ad uno. Scrivere mi aiuta a memorizzare e a ricordare meglio. E’ l’esercizio che reputo più utile ed efficace in assoluto. E per questo motivo i miei alunni – credo – mi odino. Non fanno che scrivere.
Pertanto, da questo momento in poi, appunterò tutto, fosse anche in maniera asettica e cotenutisticamente scollegata. Farò una specie di resoconto settimanale. Una lista di cose fatte più che da fare. Per non dimenticare. Per ricordare quando il mio cervello, per qualche strano motivo, verrà brutalmente resettato.
Ho comprato i miei nuovi occhiali da vista, inaspettatamente color arancione e non viola.
Ho parlato in radio, semiavverando un piccolo sogno nel cassetto. Tutto merito del mio amico Corrado. Mi ha intervistato ed abbiamo parlato di archeologia. Del museo archeologico di Bari, dell’edificio stile Ikea rinvenuto nei pressi di Potenza, della settimana della cultura. E’ stato bellissimo. E vorrei riviverlo. Ogni giovedì, di ogni settimana della mia vita.
Ho assistito alla presentazione di un corso di fotografia al quale mi iscriverò senza dubbio.
Ho provato rabbia nei confronti della scuola di oggi.
Ho mangiato la frittata di zucchine che mi prepara mia suocera. E mi sono leccata i baffi come se fosse la prima volta che la assaporavo. Come la prima volta che l’ho assaporata.
Ho riascoltato la colonna sonora del mio film preferito. E chi mi conosce bene sa perfettamente qual è.
Ho sentito il primo caldo della stagione.
Ho mangiato il secondo gelato della stagione: cocco, bacio e doppia panna.
Sono stata a Polignano. E’ sempre più bella.
Ho visto il viso di mia sorella di nuovo sereno.
Ho letto tutte le scritte d’amore sui muri della scuola vicino casa. Ed ho sorriso.
Ho parlato di matrimonio con il mio compagno. Ma pare ancora troppo presto.
Ho pensato almeno una volta al giorno alle persone che amo di più.
Ho desiderato un bagno nel mare di Campomarino.
Ho visto La Sconosciuta di Tornatore. E mi è bruciato lo stomaco.
Ho sentito nostalgia della trowel e della mia amata Egnazia.
Ho perso un sacco di tempo al pc.
Sono stata in palestra solo una volta. E questo non va bene.
Ho deciso di fare una piccola dieta. Per recuperare i giorni persi in palestra.
Ho baciato il mio uomo, mia sorella, i miei genitori e Otto.
E come sempre mi sono emozionata. Per tanti motivi. Nel bene e nel male.

In sottofondo Le Valse d’Amelie – Yann Tiersen

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Metti una domenica di primavera…

La domenica non mi piace.
Lo ribadisco.
Mi mette ansia, è vorace e spietata.
Oggi è domenica.
Ed è il primo giorno di  primavera.
Il sapore mi sembra diverso, e l’ansia mi sembra più diluita.
Stamattina mi sono svegliata persino di buon ora.
L’aria fuori è tiepida e luminosa.
Il lungomare è affollato di gente che passeggia, che corre, che si bacia, che porta a spasso il proprio cane, che respira serena.
Il mare è leggermente crespo, ha un profumo intenso, invadente.
Le auto camminano piano, senza fretta.
Il baretto sulla spiaggia è più movimentato.
Stranamente è domenica.
Ed è bello.

In sottofondo The Chauffeur – Duran Duran

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La macchina del tempo.

Il piumino giallo, le Nike gialle, un vecchio scontrino in tasca.
La sera sgocciolata sulle spalle, tra sprazzi di cielo ancora immaturo.
Gli odori nuovi e caldi intorno alle narici.
I pini che sussurrano tra le auto parcheggiate disordinatamente.
Le domande insolute, i pensieri di ghiaccio, le speranze impollinate.
Una serata da organizzare, un concerto da sentire, i racconti da leggere.
La pizza pesto e tonno, i dj, i cd, le canzoni più belle.
Una sera d’estate immaginata, ricordata, anelata.
Al caldo accennato, al freddo che non demorde, sotto un’aria che fa le bollicine.
Tra episodi da ricordare, sensazioni da raccontare, un libro da inventare, i sensi da stimolare.
In attesa della prossima serata da costruire.
E la mia testa a gironzolare tra un profumo, un sapore, una melodia.
Nella mia macchina del tempo.

Sensazioni tra una chiacchiera e l’altra su Msn
Pettolone capirà.
🙂

In sottofondo Invaders must die – The Prodigy

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17 anni.

Non so quanti anni siano passati.
Tanti o forse nessuno, se quel profumo mi sembra identico, ogni anno di questo periodo. Quando le margherite cominciano a sbocciare qui intorno.
Tanti o forse nessuno, se il sole mi sembra identico, spalmato sui palazzi più vecchi e consunti.
Tanti o forse nessuno, se passando in quella via le nostre voci mi sembrano identiche, rinchiuse in quel giardino senza tempo.
Tanti o forse nessuno, se quel balcone vuoto mi sembra identico a quella sera d’estate. Affollato di gente, di musica, di sorpresa, di desiderio. Con le spalle schiacciate contro il muro rossastro. Con le gambe incrociate per terra. Con le mani sfiorate, lungo quell’abitino blu. Con le labbra curiose. Con gli occhi socchiusi. Con i respiri sospesi.
Tanti o forse nessuno, se i ricordi ricominciano a battere, puntuali, in questo periodo. Quando le giornate si allungano sui pomeriggi gialli, nelle serate violette, nelle notti sussurrate, tra un portone e l’altro.
Tanti o forse nessuno, se questa primavera che arriva violenta come la velocità, ci emoziona come 17 anni fa.

In sottofondo Winter marches on – Duran Duran

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