Articoli con tag sbirciando

La descrizione di un attimo.

A scuola, da piccolina, mi hanno insegnato che, nell’effettuare delle descrizioni, bisogna procedere con ordine. E dunque, scegliere un verso, una direzione, un lato da cui partire e muoversi sistematicamente. Qualcosa tipo sinistra- destra, alto-basso e/o viceversa.

Esci dalla direzione prescelta e saranno guai.

Una regola che mi hanno insegnato, che ho imparato, che ho applicato, che nel tempo ho ripassato, che talvolta ho eseguito tassativamente e molto spesso ho ignorato per salvaguardare le leggi emozionali che delineano ciò che stiamo guardando e che ci apprestiamo a descrivere.

Oggi, ad esempio ho le mie buone ragioni per trasgredire.

La scorsa domenica ho scattato una fotografia. Ho guardato il mondo attraverso un foro di 2 x 3 cm. Ho provato una sensazione strana. Ai limiti di un piacevole senso di claustrofobia.

Sullo sfondo campeggia una casetta di campagna, con tetto spiovente e patio anteriore. Una colonna centrale sembra dividerla perfettamente in due parti. Rosso mattone, bianco, un verde smeraldo e un verde più evanido. Questi i suoi colori.

Sotto il porticato ombroso, a sinistra, entro una specie di rettangolo luminoso, si stagliano due vecchie sedie di paglia e legno completamente invase dal sole. Esse reggono, rispettivamente, due borse e sono ferme lì, fiere e silenziose.

Tutto intorno ci sono forme colorate, forse cisterne, vasi, una siepe, un piccolo cactus.

Sotto i miei occhi, in primissimo piano, c’è un tavolo da ping pong rosso bordeaux. Nel suo angolo sinistro, due racchette arancioni, incrociate l’una sull’altra, preservano, forse dal vento, una piccola pallina, anch’essa arancione.

Al centro, una serie di piccoli triangoli lapidei e una bassa recinzione gialla, delimitano un mandorlo e un fico, appena indorati da un sole intenso, sicuramente pomeridiano. A sinistra, il mandorlo, dal tronco vigoroso e nodoso, distende i suoi rami, pieni di foglie slanciate e asciutte e di frutti impilati con cura entro il loro guscio vellutato. A destra gli vanno incontro i rami morbidi e lisci della pianta di fico, dalle foglie larghe e boriose, cosparsi qua e là di piccoli frutti. Stretti l’uno all’altro, essi paiono abbracciati, acclamati, tutt’intorno, dal rosmarino, dalle palme, dal pino, sotto una porzione di cielo che sembra zucchero filato.

Oltre quel foro di 2 x 3 cm ho guardato il mondo.

Ho guardato con attenzione. Ho cercato un’emozione. Ho scelto una porzione di mondo, quella senza leggi apparenti. L’ho fermata nella mia mente alla velocità di un clic. E l’ho descritta con trasgressione. Senza ordine, né principi. Seguendo i miei impulsi. E basta.

Secondo esercizio per il corso di fotografia.
Scritta ieri mattina.
In sottofondo
Save a prayer – Duran Duran

Annunci

, , , , , , , , , ,

Lascia un commento

Metti una domenica di primavera…

La domenica non mi piace.
Lo ribadisco.
Mi mette ansia, è vorace e spietata.
Oggi è domenica.
Ed è il primo giorno di  primavera.
Il sapore mi sembra diverso, e l’ansia mi sembra più diluita.
Stamattina mi sono svegliata persino di buon ora.
L’aria fuori è tiepida e luminosa.
Il lungomare è affollato di gente che passeggia, che corre, che si bacia, che porta a spasso il proprio cane, che respira serena.
Il mare è leggermente crespo, ha un profumo intenso, invadente.
Le auto camminano piano, senza fretta.
Il baretto sulla spiaggia è più movimentato.
Stranamente è domenica.
Ed è bello.

In sottofondo The Chauffeur – Duran Duran

, , , , ,

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: